Notte prima degli esami

Il 99,9% delle persone legge “Notte prima degli esami” con la voce di Venditti, ma ancora prima del gettonatissimo brano del cantante romano, il giorno precedente la prima prova dell’esame di Stato rappresentava per molti italiani un vero tormentone.

Tormento in tutti i sensi: ansia, insonnia, attacchi di panico, rabbia e chi più ne ha più ne metta. In molti anni di lavoro nelle scuole come assistente all’autonomia e alla comunicazione ho conosciuto diverse reazioni agli esami da parte dei maturandi. Ho conosciuto anche ragazze e ragazzi che si mostravano tranquilli e sereni, ma,  sinceramente, non mi hanno convinto molto. Anche perchè gli stessi si sarebbero mostrati successivamente, in un modo o in un altro, in ansia per questo momento così importante.

Gli esami di Stato costituiscono il primo grande incontro/scontro con lo Stato e più in generale con il mondo delle istituzioni che valuta la preparazione di ognuno di noi, decidendo con quale preparazione di base avremo accesso agli steps successivi: l’Università e/o il lavoro. Sono esami così importanti perchè mettono la parola “fine” al percorso scolastico, che per 18 anni ha rappresentato la base più o meno sicura dalla quale ci muovevano.

Gli esami di Stato sono “riti di passaggio” per dirla come Van Gennep, un antropologo che ha raccontato nei suoi testi quei delicati momenti che permettono il transito da uno status esistenziale ad un altro; tali riti segnano in modo indelebile la storia individuale e collettiva di una comunità.

Da psicoterapeuta e da uomo che gli esami di Maturità li ha vissuti nel 2000, anni in cui nasceranno i primi della Generazione X, Y o Zeta come vogliamo chiamarli, mi sento di dire che al di là degli anni che ci separano e delle etichette che ci affibbiavano , l’emozione che accompagna questi giorni ci unisce, nella speranza che questa unione possa offrire la forza sufficiente per superare questo scoglio e tuffarci poi nel meritatissimo mare di agosto

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